Exhibition · Galleria Christian Stein · Milano
Tra le pareti del mio studio posso contare sugli strumenti di lavoro più fedeli (matite, squadre, compassi...). Lì riesco a fingere di esistere, a mettere ordine tra le mie carte: in verità, mettere in scena un finto e calcolato disordine per farmi credere di essere all’opera. La Galleria Christian Stein presenta l’esposizione personale di Giulio Paolini (Genova, 1940) dal titolo In studio (ora come allora). L’artista ha esposto per la prima volta in Galleria a Torino quasi sessant’anni fa, nel 1967, e poi, regolarmente, per tutta la sua carriera, fino alla recente personale, a Milano, nel 2023. In mostra sei lavori, di cui quattro inediti, corredati da collages e studi preparatori. Il titolo della mostra, mutuato da una delle opere esposte, In studio (ora come allora), 2025, riferisce degli ambiti tematici indagati in questa occasione: lo studio, come spazio prediletto e ideale per la messa in scena dell’opera, ovvero l’atelier come Hortus Clausus, separato dal mondo, caratterizzato da un tempo sospeso, e l’artista (o la sua controfigura) che abita e vivifica lo studio in compagnia delle figure di ogni tempo a lui più care. Nella parete di fondo Mnemosine (Les Charmes de la Vie/8), 1981-90, appartiene a un ciclo composto da sei episodi. Comune denominatore è la presenza di una o più tele dipinte che riproducono particolari del quadro di Jean-Antoine Watteau intitolato Les Charmes de la Vie (1717-18). Le tele, commissionate da Paolini a un pittore di scena, sono ricavate dalla divisione in nove parti uguali di una copia ingrandita del quadro settecentesco, privato dei personaggi che originariamente lo animavano. Nel lavoro qui esposto, l’ottavo particolare del dipinto è associato a otto telai disposti a parete e al suolo e a una piccola tela sospesa all’altezza dello sguardo e fissata al primo dei telai a fungere da “perno” dell’assieme scomposto degli elementi. Il ciclo Mnemosine (Les Charmes de la Vie/8), non intende ricomporre progressivamente il…